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Salute e territorio: il legame tra prevenzione e ambiente secondo il dottor Giuseppe Berton

Nuovo tassello per il viaggio nella prevenzione, in compagnia del dottor Giuseppe Berton, cardiologo e membro della commissione scientifica del quotidiano Qdpnews.it, nonché fondatore e presidente dell’ABC (Adria, Bassano, Conegliano and Padova Hospitals) Study on Heart Disease Association-Foundation-ONLUS, con sede all’Ospedale de Gironcoli, a Conegliano.

Stavolta il medico ha approfondito la relazione esistente tra la salute e il territorio in cui si vive, un tema nel frattempo entrato al centro di un progetto di studio e di ricerca condotto dalla Fondazione stessa col supporto della Regione del Veneto e dell’azienda sanitaria Ulss2.

“Esiste una relazione tra ambiente, territorio e salute del cittadino“, è la premessa fatta dal cardiologo, il quale ha ricordato che il gruppo di ricerca da ben 24 anni segue un follow up di pazienti post infartuati, per un totale di 798 persone. 

In questa fase dello studio, i pazienti sono stati suddivisi in sei gruppi, in base alle zone del Veneto dove vivono, ovvero le città di Conegliano, Bassano del Grappa e Adria e i paesi rurali circostanti ad ognuna di esse.

In questo modo vengono studiate le differenze che ci sono, da una zona all’altra, in termini di incidenza delle malattie cardiovascolari e neoplasie: un’analisi che viene condotta soprattutto in un’ottica di prevenzione.

Si tratta, sostanzialmente, di una ricerca basata sullo studio di dati sul lungo termine (finora 24 anni) e successive analisi statistiche, che poi vengono presentate ai principali congressi nazionali ed internazionali, e infine pubblicate.

Come già riportato in precedenti articoli, questo progetto è sostenuto dalla Regione del Veneto da diversi anni, ed è stato inserito, sempre dalla Regione, in un ampio programma nazionale, chiamato “Guadagnare salute – rendere facili le scelte naturali”. Il Progetto di ricerca ha come obiettivo il raggiungimento di 30 anni di follow up, per tutti i pazienti post infartuati inseriti nello studio.

Questo obiettivo, se tutto andrà bene, sarà raggiunto entro il 2028.   

Va anche ricordato il sostegno dell’azienda sanitaria Ulss 2 che, secondo quanto riferito dal dottor Berton, “si è sempre dimostrata sensibile e concretamente favorevole”. 

Inoltre, partecipano al follow up anche alcuni pazienti degli ospedali di Adria e Bassano del Grappa, seguiti con la collaborazione scientifica dell’Università di Padova.

Oltre a ciò, da più di un anno la Fondazione ha aperto una convenzione con il Liceo “Guglielmo Marconi” di Conegliano, che ha inviato alcuni brillanti allievi a collaborare agli studi scientifici della Fondazione stessa. Uno di questi allievi avrà quindi il privilegio di partecipare insieme al dottor Giuseppe Berton al Congresso Europeo di Cardiologia, che si svolgerà ad Amsterdam il prossimo mese di agosto.

Per quanto riguarda la ricerca scientifica sul legame tra salute e territorio, a titolo di esempio il dottor Berton ha mostrato quanto la pressione arteriosa (sia la minima che la massima) cambi a seconda dell’area del Veneto in cui si vive: nella zona più alta della regione i pazienti hanno mostrato una pressione più elevata, rispetto a coloro che vivono in un territorio più a sud, dove invece il valore si mantiene più basso.

La stessa cosa vale per altre caratteristiche cardiovascolari, ad esempio, il “tempo precoronarico”, ovvero il periodo che intercorre tra la comparsa del dolore e l’accesso alle terapie intensive ospedaliere, il quale è più lungo al nord del Veneto che al sud. Di norma deve essere il più breve possibile.

Il medesimo scenario si osserva anche per la microalbuminuria, un importante marcatore di rischio cardiovascolare.

“Le caratteristiche cliniche tendono a comportarsi in maniera diversa, a seconda della zona in cui si abita, e questo incide anche in termini di prevenzione – ha chiarito il dottor Berton – Dovremmo considerare che le linee guida cliniche, che noi usiamo come medici e orientano anche i trattamenti terapeutici dei pazienti, provengono principalmente dall’estero (in genere dai Paesi anglosassoni) e indicano l’andamento medio della malattia ad esempio cardiovascolare”. 

“Noi tendiamo ad applicare queste indicazioni ai nostri pazienti. Invece, probabilmente, sarebbe utile cominciare a tenere conto delle caratteristiche cliniche diverse dei pazienti, anche in base alle aree geografiche – ha proseguito il medico – Questo permetterebbe di concentrarsi laddove c’è più bisogno. Ad esempio, se una malattia, come l’Ictus cerebrale, è più frequente in un’area rispetto ad un’altra, si potrà mettere più impegno e più risorse in quell’area. I vantaggi, a livello sia preventivo che terapeutico, dovrebbero essere evidenti”. 

Ma quindi, quali sono i consigli per fare prevenzione?

“Avere cura della pressione arteriosa, – ha chiarito il medico cardiologo – fare l’esame dell’albuminuria come marcatore di rischio cardiovascolare: si tratta di un esame semplice e di grande utilità. E anche iniziare a considerare che, in territori geografici differenti (anche all’interno della stessa Regione), l’incidenza di malattie importanti come quelle cardiovascolari, possono essere differenti”.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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